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Edizioni precedenti

2015

2015 - la canavesana d'epoca

2015 - sabato 6 e domenica 7 giugno

Caldo e bel tempo favoriscono questa edizione della ciclostorica. Sabato passeggiata in costume d'epoca con contadini, ciclisti corridori, ragazze e signore turiste in abiti d'epoca, con assaggio di prodotti locali e gelati prelibati sulle sponde del Lago di Viverone.

La domenica oltre 200 ciclisti al via con una presenza internazionale dalla Francia, Svizzera, Germania, Lussemburgo, Portogallo che rendono questa prova Internazionale.

Successo personale e soddisfazione degli atleti partecipanti sia per chi ha fatto il percorso classico sia per quelli del lungo che hanno scoperto luoghi incantevoli dei laghi e campagne Canavesane.

 

2014 - domenica 8 giugno e sabato 7 giugno

In questa edizione,  caratterizzata da sole e caldo afoso oltre la media, ben 160 gli atleti iscritti provenienti da tutte le parti d’Italia, con una presenza interessante di atleti provenienti da Francia, Parigi e Marsiglia, Germania da Francoforte, Svizzera da Bellinzona, i quali hanno ricevuto all’iscrizione un pacco gara di benvenuto ricco di prodotti locali CANAVESANI.

 

Il via è stato dato alle 8,30 per il percorso “lungo” 100 km ed alle 9,30 per il “classico” circa 60 km, accompagnati da 5 stupende auto d’epoca al seguito, Topolino, Balilla, Ardita, ecc

 

Il percorso composto da ben 21 km di strade sterrate, ha toccato alcune delle zone più belle del Canavese:

 

  • il Castello di Masino (residenza principale dei Conti Valperga, ora proprietà del FAI) con la salita dalla “strada delle carrozze”, normalmente chiusa al traffico anche pedonale, molto suggestiva e panoramica con i suoi 24 tornanti quasi tutti panoramici,
  • il Lago di Viverone, costeggiato su strade secondarie,
  • il Castello di Roppolo (antico maniero del IX secolo) e Villa Rampone (ex Monastero di Santa Margherita) e la Via Francigena
  • i laghi di Ivrea, Sirio e Cascinette, e ben 10 km circa di “Via Francigena”
  • il Castello di Albiano d’Ivrea (dimora Vescovile ed attuale residenza di Mons Bettazzi) tra vigneti, boschi e  campagna,

 

Quattro punti di punzonatura e controllo complessivi lungo il percorso, con ristori di “campagna” serviti da collaboratori in costume d’epoca contadina, hanno permesso una pausa rivitalizzante agli atleti.

 

Al rientro pasta party ed a seguire premiazioni ad atleti ed atlete eseguite con criteri legati alla partecipazione, ai luoghi di provenienza ed all’età degli “eroici”.

 

A contorno della cicloturistica gli organizzatori hanno predisposto:

 

v una esposizione fotografica dedicata ai Campioni Piemontesi e fotografie d’epoca riguardanti le gesta eroiche dei ciclisti del passato 

v bici d’epoca da corsa e da utilità,  tra le quali in evidenza la bicicletta (1890) di Maurice Garin e la bici originale del Campione Stan Ocker degli anni 50, una bici da bersagliere del 1924

v una bici “fissa” denominata “LA CANAVESANA” ideata ed allestita con ruote e manubrio in legno su telaio Wilier ramato del 1985

v un Biciclo degli  anni 1920 perfettamente conservato di proprietà di un collezionista privato, ed altre numerose bici di collezionisti.

v esibizione, video ed interviste a GIULIANO CALORE recordman dei Guiness dei Primati con ben 14 records legati al mondo della bicicletta (salita e discesa dello Stelvio senza manubrio e senza freni, guida sul ghiaccio, 14 passi dolomitici in 13 ore, record di velocità in salita dello Stelvio,  ecc)

 

v saluto e video di PAOLO ASTE recordman di ciclismo estremo del Guiness dei Primati, detentore di 3 record di lunga durata come, non stop dalla vetta d’Italia al punto più a sud- 1512 km in 2 giorni 14 ore e 13 minuti, oppure 3.081 km in 7 gg 6 ore e 54 mn, 7° posto assoluto alla Race Across America-RAAM Usa dove ha percorso 4.800 km in 9 giorni 21 ore.

 

 

Il sabato sera si è tenuta la tradizionale cena “Canavesana” dedicata agli “eroici” che quest’anno ha visto la presenza, come gradita ospite, dall’On. Francesca Bonomo che ricoprendo, tra gli altri, incarichi nella commissione dei Trasporti e Telecomunicazioni, e nella commissione delle Politiche dell’Unione Europee, ha portato un breve e simpatico saluto di carattere sportivo legato al territorio ed ai progetti connessi alla viabilità sostenibile (progetto Vento, Explorando, ecc).

 

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2013

 

 

16 GIUGNO Domenica "La Canavesana" ha presentato il suo aspetto migliore.

 
Sole, caldo, polvere, sudore, tecnica di guida.


Elementi che hanno permesso ai 176 partecipanti (ben 198 iscritti) di rivivere le gesta EROICHE del ciclismo di altri tempi.


Proprio quello a cui aspiravamo come organizzatori, e che rientra nello spirito del Giro d'Italia Bici d'Epoca.


Aspetto sportivo e cordialità, passione e condivisione per questo aspetto retrò della bici.


Molti i giovani che hanno rigenerato bici altrimenti abbandonate in qualche solaio.

Battesimo internazionale con  la partecipazione di 1 atleta svizzero di Losanna ed 1 di Parigi.

 

COMMENTO DI UN PARTECIPANTE

 

La Canavesana e gli omini fluorescenti di Robaldo Dario

 

 

 

Io non è che lo so bene il motivo per il quale m’è venuto da pensare a questa roba del ciclismo eroico. Voglio dire, se sei uno che normalmente sta spesso a cavallo di una bicicletta da corsa, allora ci sta che ti può venir la curiosità di fare pure ‘sta cosa. Ma siccome non sono uno così, sono uno che per lo più pedala stanco con una comune bicicletta, uno mai salito prima su una bici da corsa, allora non me lo spiego mica com’è che mi è venuta questa pensata.

E comunque m’è venuta e quando una pensata come quella si insinua in me, beh, difficile tendere trappole ai miei pensieri e far finta di niente… che poi mi si potrebbe pure fare osservare ( come in realtà ha tentato inutilmente di fare la mia mamma ) che a quasi cinquant’anni uno dovrebbe riuscire a ponderare meglio le pensate improbabili. Ed invece la mia presunta maturità, in questi casi, non serve.

 

Albiano 16.06.2013

 

Alle 9.00 sto lì, in mezzo ad improbabili individui convenuti in piazza, con la mia del tutto sconosciuta bicicletta sconsideratamente acquistata allo scopo, in attesa della partenza e provo a valutare, osservando gli altri, il mio grado di inadeguatezza. Vedo individui giovani con fisici asciutti su gambe abbronzate e depilate ma per fortuna anche qualcuno molto più… datato e di esuberante pancetta dotato. Mi tranquillizzo: se ce la fanno questi ultimi, mi dico, allora devo farcela pure io. Più tardi scoprirò che, per il futuro, questa dell’età e della pancetta è una considerazione fuorviante, da cancellare.

Insomma si parte e nel gruppone l’allegria altrui è palpabile e fa da contraltare alle perplessità che invece continuano ad avere residenza presso di me. Poi il primo sterrato e la mia bicicletta sembra dirmi qualcosa che subito non afferro e che capisco poi quando salendo gli infiniti tornanti di Masino mi ritrovo una gamba con una evidente escoriazione: voleva dirmi che il fondo sterrato non le garba moltissimo, che preferirebbe l’asfalto, e che devo usare una delicatezza e un’attenzione che non avevo preventivato per condurla su quelle inconsuete strade senza trovarmi nuovamente disarcionato.

Recuperato il fiato e lasciato il castello, mi preparo alla discesa che per le asperità non regala le soddisfazioni che credevo insite nel percorrere, in direzione favorevole, un piano inclinato  né mi permette di godere dell’ambiente attraversato. Poi qualche tratto davvero molto bello se non fosse per un’altimetria che per la mia preparazione considero esageratamente varia la quale mi induce a tenere alta la concentrazione per la salita che se non si palesa proprio in quel momento, arriverà presto. E’ in effetti un susseguirsi di saliscendi che progressivamente a me appaiono più un sali che un scendi e quindi comincio a patirli, sento la stanchezza crescere, avverto la pressante calura e la scarsa presenza di aria godibile e rigenerante.

 

In questo quadro di prossima resa giungo al secondo ristoro dove ingollo coca e qualche pizzetta prima di rendermi conto del personale errore di valutazione che sembrava promettere una ripartenza in discesa. Niente di tutto ciò: si riparte con uno strappo in salita che mi porta vicinissimo a restituire in forma informe pizzette e coca. E’ su quella salita che ho iniziato a pensare all’evidente sadismo insito negli organizzatori o al masochismo dei consapevoli partecipanti di queste “Eroiche”. Ma tant’è, mica nessuno mi ha costretto e ora che son qui, a calci e pugni o a spinta, devo arrivare.

In origine l’ipotesi più accreditata in me era di fare i 105 km perché i 55 sembravano essere una proposta per infanti della scuola materna ma ora che nelle gambe ne ho circa 40 comincio a meditare sul da farsi e tra un tratto pedalabile e l’altro che mi induce vicinissimo alla bestemmia cerco in me pensieri tesi a convincermi circa il fatto che non è poi una cosa disonorevole dare retta al fanciullo che c’è in me e che i 55 sono alla portata mentre i 105, inutile raccontarmi balle, sono irraggiungibili. E mentre medito questo imparo un altro aspetto di queste cicloturistiche: quando un omino abbigliato con un gilè fluorescente sta in mezzo alla strada che stai percorrendo faresti meglio ad investirlo perché se non lo fai quello, col sorriso sulle labbra che a te vien da pensare alla cordialità di questo angolo di Piemonte, ti indica di svoltare, a seconda dei casi, a destra o a sinistra dove però invariabilmente ti si paventa d’improvviso l’ennesima salita che almeno per i primi metri è davvero esagerata ( e lì comprendi che il sorriso dell’omino non era per nulla cordiale, era sarcastico): roba che ti vien voglia di fermarti prima di entrare in debito d’ossigeno, scendere dalla bici e andare a picchiare duro quello con il gilè fluo.

Anche se non è colpa sua.

 

Un’altra cosa compresa è l’importanza di non fare più queste cose da solo. Gli ultimi sette, otto chilometri li ho percorsi con un più o meno coetaneo che aveva un ritmo simile al mio e con lui ho parlato, fatto considerazioni, valutazioni… e diversamente da prima che ogni sintomo proveniente dal mio organismo era evidenziato, temuto e sopravalutato, ora la strada scorreva (là dove poteva scorrere) al punto che l’insana idea di prolungare riprendeva corpo. Quindi, nella speranza che la sua intenzione fosse di fare il percorso lungo, informavo il mio nuovo compagno del proposito iniziale di fare i 105 km e che però avevo grosse perplessità viste le mie quasi esaurite energie. In risposta al mio ragionamento lui ha opposto pacatamente una considerazione legata unicamente al calore e all’afa opprimente che sconsigliava di proseguire, in una giornata così caratterizzata, verso Ivrea. Pur invidiando l’abilità di tale ragionamento atto a mascherare la sua condizione di “scoppiamento”, con quelle parole l’ipotesi di proseguire per Ivrea è stata definitivamente accantonata e la pedalata è proseguita con leggerezza fino al cartello di Albiano… ma, come nei peggiori film del terrore nei quali lo spettatore viene colto alla sprovvista dalla serenità delle ultime scene sconvolte da un ultimo e truculento omicidio, ecco la sorpresa finale: deviazione a sinistra, salita ormai inaspettata e per questo più difficile e dolorosa. Ma si è alla fine e allora si raccatta quel che è rimasto e si sale fino ad intravedere il presunto culmine sul quale, sadicamente, sta all’uopo appostato un omino fluorescente che con indifferenza invita a svoltare ancora a sinistra dove davanti a te si evidenzia un indecente strappo verticale su un fondo impossibile. Tempo di comunicare all’omino della sua insita bastardaggine, sentire la risposta di lui che, evidentemente pervaso da un senso di colpa, informa della brevità di quell’ultimo strappo, salito sui pedali ho sentito i miei muscoli dolere al limite dei crampi: risedutomi sul sellino e forzando con le ultime risorse su quello sterrato ignobile, raggiungo la sommità e discendo poi su del ghiaione, assolutamente instabile, gettato lì a secchiate quasi fosse un ultimo grazioso pensiero da parte dell’organizzazione.

Infine il traguardo. Firma e attestato. Recupero di una respirazione normale. Acqua. Pranzo con i pensieri che si finalmente si distendono. Vino.

Un sms inviato a figli e fidanzata: “ Fatto! …Sfatto…”.

 

Esperienza unica? Mentre torno a casa è questa la domanda che mi gira in testa. La risposta, lì per lì, vira ad essere “si” ma non in modo sicuro, definitivo… e adesso, a distanza di due giorni sono lì ad osservare il sito della “Mitica” cercando di valutare se il percorso lungo sia alla portata oppure no…

 

Fuoriondabike?! E’ per te sufficientemente se ti comunico un semplice ma sentito “grazie” a te e a tutti gli omini fluorescenti per la sudata domenica che mi avete fatto trascorrere?

 

 

Dario Robaldo

 

2012


3 giugno 2012 - cielo coperto...temperatura ideale

112 partenti provenienti da molte regioni italiane

2011

2011 - la canavesana d'epoca

5 giugno 2011 - Edizione bagnata ......manifestazione fortunata?.........vedremo!!!!!!

Sotto una pioggia leggera ed insistente, anticipata all'alba da un forte ed inatteso temporale, ha preso il via la prima edizione della Canavesana.

Alla presenza delle Autorità Regionali quali l’Assessore allo Sport della Provincia di Torino, Porqueddu, l’Assessore alla Viabilità della Provincia, Avetta, l' Autorità Comunale di Albiano d'Ivrea e del Campione Canavesano, Riccardo Filippi (Campione del Mondo Dilettanti nel 1953) al taqlio del nastro, hanno preso il via 22 atleti, rigorosamente con bici ed abbigliamento d'epoca .

Il percorso, fisso anche per le prossime edizioni, composto da 21 km di strade sterrate, ha toccato il Castello di Masino (proprietà del FAI) con la salita dalla “strada delle carrozze”, normalmente chiusa al traffico anche pedonale, molto suggestiva e panoramica, il Lago di Viverne costeggiato su strade secondarie panoramiche, ed il Castello di Albiano d’Ivrea (dimora Vescovile) tra vigneti, boschi e campagna, riscuotendo pareri molto favorevoli da parte dei partecipanti.
 
Al rientro ristoro e pacco gara, ricco di prodotti locali, e medaglia commemorativa per tutti con premiazione per i soggetti più eroici.

A contorno della cicloturistica gli organizzatori hanno predisposto una ricca esposizione di circa 40 bici d’epoca di tutti i tipi, tra le quali in evidenza si imponeva la bicicletta originale (1890) di Maurice Garin con abbigliamento personale (gentilmente messo a disposizione dalla famiglia e dal Comune di Arvier), una stupenda bici da pompiere munita di manicotto e lancia del Museo dei Vigili del Fuoco di Torino, una bici da bersagliere di un collezionista privato, e la bici del Campione Stan Ocker degli anni 50, oltre ad altre numerose bici da lavoro, passeggio e gara sempre d'epoca.